La storia dell'umarell arrampicatorio nasce nella metà degli anni '70, in Germania, quando fu coniato il termine RotPunkt (punto rosso) grazie all'alpinista Kurt Albert. Usò il termine per indicare una salita libera senza usare protezioni artificiali per progredire, segnando un punto rosso alla base della via una volta liberata. L'approccio è diventato lo standard e negli anni si continuano a moltiplicare le storie, celebri e non, attorno al lavorato. Si propagano teorie, consigli, to-do list, masterclass, schede personalizzate, libri. Noi abbiamo un poco di esperienza e niente di più quando si tratta di consigli in materia, quindi attingiamo a un po' di bibliografia specialistica e un po' dal nostro bacino di iscrittə per condividere con voi ipotesi, più che risposte. 1. COME SI SCEGLIE UN PROGETTO? La gradevolezza del manicomio è definita in base a caratteristiche del tutto personali, vi suggeriamo comunque di: 2. CHE CARATTERISTICHE DEVE AVERE LA PERSONA CHE TI FA SICURA? 3. FINO A QUANDO VALE LA PENA CONTINUARE A PROVARE? 4. COSA SIGNIFICA DAVVERO "GODITI IL PROCESSO"? QUALCHE ESEMPIO DA CASA VERTICAL: "Il mio progetto (liberato) più lungo è durato tre anni. Il secondo anno a inizio stagione, l'ho montato con rinvii comprati proprio per lei, ci ho fatto un ottimo secondo giro e poi quella settimana mi sono rotto l'osso del dito tirando una tacca. In quella stagione amici (e non) stamparono a ripetizione la via da me montata, con spesso me sotto che neanche sicura riuscivo a fare. A fine stagione, un'anima pia mi riconsegnò i rinvii. L'anno dopo la liberai velocemente, ma il vero processo è stato mentale, riuscire a rimanere motivato nonostante tutto e tutti" "Su Maya sono caduto su ogni presa possibile dalla metà in poi, ho continuato a provare fino a non cadere prima di passare la corda in catena" "Is Danzas: via iconica, per me dura e psicologica. Dopo aver abituato corpo e testa a quei 20 metri di prua aerea inizio a cadere sul crux ovvero con la catena davanti (i local mi fecero presente, giustamente, che con gli allunghi non vale). Dopo essermi piantata sotto la via facendo 3, a volte 4, tentativi ogni giorno - in cui continuavo a volare all'ultima presa - decido, alla quarta giornata consecutiva, praticamente sui gomiti, di farci l'ultimo degli ultimi giri. Senza pretese, solo perché c'era ancora luce. L'ho liberata solo grazie alla quantità di tentativi precedenti: avevo interiorizzato ogni singolo centimetro di roccia" "Su un progetto che mi ero prefissato, prima via di quel grado, ho iniziato a impilare i sassi per ogni tentativo pensando che avrei tirato su un muro. È entrato al settimo giro" "Ricordo con piacere quando io e Sabrina abbiamo avuto la splendida idea di provare SPQR. Via più dura nella storia delle vie non troppo dure per comuni mortali. Ricordo il dolore alla pelle, i voli che non bastano le dita delle mani di tutta Rieti per contarli, ma soprattutto la compagnia che io, Sabrina e la via stessa ci siamo fatte tutto quell'inverno. Quell'inverno ho capito che un progetto non è bello se non è condiviso. Da sola non mi diverto. Almeno un amico sulla via a fianco. Poi se non libera uno libera l'altro, doppia possibilità di liberare la via"
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