La lavagna della Vertical Park: simbologia e origini


di cantieri e Umarell in falesia:
i progetti arrampicatori

Alla fine di ogni newsletter "Fuori Dentro", trovate la "LAVAGNA" del mese. È una lavagna digitale ma nasce ed è, sopra a tutto, analogica. Si tratta di una grafite all'ingresso della palestra sulla quale scriviamo - fatta eccezione per eventi lieti vari ed eventuali quali lauree, compleanni, nascite, gioie di qualsiasi genere e dimensione - i traguardi raggiunti in falesia dai/dalle nostrə iscrittə. Alla Vertical abbiamo quattro tipi di libera-da-celebrazione:

  • LIBERA FELICE. Qualunque grado, anche già liberato, qualsiasi via, di ogni difficoltà e in ogni luogo, purché sia stata una catena di soddisfazione: si festeggia.
  • GRADO A VISTA, nel gergo dall'inglese on sight. Un po' demodé, è il grado assoluto ovvero la libera, al primo tentativo, di una via di cui non si conoscono prese, methode, né si sono visti video, ricevuto consigli, orecchiato segreti. Non si sa niente se non quello che si riesce a vedere a occhio nudo, dal basso. È il grado con il quale si è formato, per citarne uno a caso, Adam Ondra durante tutti i suoi primi anni di arrampicata, ne parla nel libro scritto con Pietro dal Prà: solo tentativi os per anni e anni su qualunque stile, su tutti i gradi.
Ho sempre pensato che la differenza di grado fra a vista e lavorato, soprattutto nei primi anni, sia un buon indicatore del talento e quindi del potenziale ancora non espresso. Più piccola è, più lo scalatore è dotato. Se con il grado a vista ci si avvicina a quello del lavorato, vuol dire che si è capaci di leggere, sentire e muoversi al meglio sul terreno non conosciuto e quindi, in genere, su molti stili diversi. Significa che la tua mente è tranquilla, flessibile e performante davanti alle situazioni nuove. Vuol dire avere radici profonde che fanno grande un arrampicatore. Scalando a vista, si fa scorrere attraverso quelle radici la linfa più pura dell’arrampicata, si forma la stoffa vera. "ADAM - THE CLIMBER" - Adam Ondra e Pietro dal Prà
  • GRADO FLASH. Nel centro Italia soprannominata anche "la libera del cane-morto". Ovvero (a volte) praticata da quel/la particolare tipologia di arrampicatore/arrampicatrice che attende il prodigarsi dei/lle compagnə in parete, millantando occupazioni fantasiose nel frattempo: "Devo richiamare mio zio, intanto montate la via"; "Ti guardo solo per capire se il movimento può essere fastidioso per quell'infiammazione che avevo nel 1912" (...). E così, come: "Un cane si finge morto tramite la tanatosi (o immobilità tonica), una strategia difensiva istintiva per confondere i predatori", i/la climber si fa indicare ogni movimento durante il primo giro su una via arrivando a liberarla. Specifichiamo che oltre la bravura nell'esecuzione, i flashatori/trici bravə sono rarissimə, se li/le trovate, abbiatene cura. Ma il grado flash, nelle restanti occasioni, è il frutto di una grande sinergia, di vero e profondo supporto nonché di conoscenza dell'altro/a, delle sue capacità, leve e possibilità fisiche e mentali.
  • GRADO LAVORATO: scalare da terra fino alla catena una via senza bloccarsi né volare né usare aiuti artificiali dopo averla provata più di una volta. È il cosiddetto free climbing (da non confondere col "free solo" di Honnold a Taipei). È il grado cosiddetto cantiere. Quello di quando si giunge in falesia prontə a ripetere la stessa via di scaldo, si ripassano i movimenti prima di andare a dormire e si osserva la porzione di roccia interessata fino a lacrimare. E così, come nei cantieri cittadini, possiamo immaginare tantə piccolə umarell davanti alle pareti.

La storia dell'umarell arrampicatorio nasce nella metà degli anni '70, in Germania, quando fu coniato il termine RotPunkt (punto rosso) grazie all'alpinista Kurt Albert. Usò il termine per indicare una salita libera senza usare protezioni artificiali per progredire, segnando un punto rosso alla base della via una volta liberata.

L'approccio è diventato lo standard e negli anni si continuano a moltiplicare le storie, celebri e non, attorno al lavorato. Si propagano teorie, consigli, to-do list, masterclass, schede personalizzate, libri.

Noi abbiamo un poco di esperienza e niente di più quando si tratta di consigli in materia, quindi attingiamo a un po' di bibliografia specialistica e un po' dal nostro bacino di iscrittə per condividere con voi ipotesi, più che risposte.

1. COME SI SCEGLIE UN PROGETTO?
A sentimento, guardando una linea, per il grado, per senso di sfida, per noia, qualunque input è quello giusto ma tenete conto che: "La logistica è importante se si vuole lavorare a lungo su uno stesso percorso: il posto deve essere gradevole, perché la via presto diventerà un’ossessione e questo dovrà essere compensato da una sensazione di pace e di benessere. Presto si diventerà pazzi, e i pazzi, si sa, hanno sempre bisogno di manicomi ameni, con giardini ben curati, orizzonti sereni" "RUN OUT" - Alessandro Lamberti

La gradevolezza del manicomio è definita in base a caratteristiche del tutto personali, vi suggeriamo comunque di:
- trovare (se c'è) il bar di riferimento di zona dei climber per la tappa caffè pre-scalata; la convivialità è sana e così supportare le attività locali attorno alle falesie. Se non esiste, sceglietelo a vostra discrezione per avere un piccolo rituale.
- Prediligete falesie in cui avete più vie di scaldo possibili per variare le giornate. Arriverà in ogni caso il momento in cui la quotidianità falesistica sarà ripetitiva, cercate di ritardare quel momento.
- Chiedete ai local chi ha chiodato la via, se ci sono aneddoti attorno ad essa; è bello avere un immaginario ampio e provare senso di gratitudine verso chi ha messo gli spit. (E avere anche qualcuno con cui prendersela interiormente se la via non riesce). Qui la nostra intervista a Maurizio Oviglia sulla chiodatura.

2. CHE CARATTERISTICHE DEVE AVERE LA PERSONA CHE TI FA SICURA?

3. FINO A QUANDO VALE LA PENA CONTINUARE A PROVARE?
Margo Hayes, dopo molteplici tentativi falliti sul primo 9a+ femminile al mondo, stremata, con le dita sanguinanti, ha chiesto suo assicuratore: "Dovrei farci un altro tentativo?", la risposta è stata: "Io non lo farei ma se vuoi ti faccio sicura". È stato il giro buono.

4. COSA SIGNIFICA DAVVERO "GODITI IL PROCESSO"? QUALCHE ESEMPIO DA CASA VERTICAL:

"Il mio progetto (liberato) più lungo è durato tre anni. Il secondo anno a inizio stagione, l'ho montato con rinvii comprati proprio per lei, ci ho fatto un ottimo secondo giro e poi quella settimana mi sono rotto l'osso del dito tirando una tacca. In quella stagione amici (e non) stamparono a ripetizione la via da me montata, con spesso me sotto che neanche sicura riuscivo a fare. A fine stagione, un'anima pia mi riconsegnò i rinvii. L'anno dopo la liberai velocemente, ma il vero processo è stato mentale, riuscire a rimanere motivato nonostante tutto e tutti"

"Ero vicinissimo a chiudere Chiodino Trip, 8c+, mi mancava un pelo, poi Red mi ha rotto la presa chiave. Ho continuato a provarla e l'ho liberata
dopo altri 30 giri"

"Su Maya sono caduto su ogni presa possibile dalla metà in poi, ho continuato a provare fino a non cadere prima di passare la corda in catena"

"Is Danzas: via iconica, per me dura e psicologica. Dopo aver abituato corpo e testa a quei 20 metri di prua aerea inizio a cadere sul crux ovvero con la catena davanti (i local mi fecero presente, giustamente, che con gli allunghi non vale). Dopo essermi piantata sotto la via facendo 3, a volte 4, tentativi ogni giorno - in cui continuavo a volare all'ultima presa - decido, alla quarta giornata consecutiva, praticamente sui gomiti, di farci l'ultimo degli ultimi giri. Senza pretese, solo perché c'era ancora luce. L'ho liberata solo grazie alla quantità di tentativi precedenti: avevo interiorizzato ogni singolo centimetro di roccia"

"Su un progetto che mi ero prefissato, prima via di quel grado, ho iniziato a impilare i sassi per ogni tentativo pensando che avrei tirato su un muro. È entrato al settimo giro"

"Ricordo con piacere quando io e Sabrina abbiamo avuto la splendida idea di provare SPQR. Via più dura nella storia delle vie non troppo dure per comuni mortali. Ricordo il dolore alla pelle, i voli che non bastano le dita delle mani di tutta Rieti per contarli, ma soprattutto la compagnia che io, Sabrina e la via stessa ci siamo fatte tutto quell'inverno. Quell'inverno ho capito che un progetto non è bello se non è condiviso. Da sola non mi diverto. Almeno un amico sulla via a fianco. Poi se non libera uno libera l'altro, doppia possibilità di liberare la via"

VerTical TipS PER IL LAVORATO:

Per la salute mentale, non accanirsi

Enjoy the process, male che vada ti stai allenando

Studia il difficile, ma studia ancora meglio il facile

Parti ogni volta da un punto più in basso della via e vai in catena

Ogni giro, comunque vada, non è mai sprecato.

Limetta dice sempre: “nel dubbio lolotta”

Se vuoi liberare, devi martellare a prescindere da tutto.

Prima o poi liberi, è matematico

Come nella musica, le pause aiutano a dare il ritmo. Trovare modo di riposare per poi ripartire è fondamentale.

Quando smetti di divertirti è ora di prendere una pausa

vi consigliamo

Alex Megos racconta la storia del RotPunkt

video preview

lavagna di GENNAIO

  • Marco 6a
  • Anastasia 6b flash
  • Jacopo 7a flash
  • Gaja 7a flash
  • Claudia 6b a vista
  • Alberto 6a flash
  • Debbo 6a+
  • Alessio 6a
  • Vitto 5c
  • Vlad 6c+
  • Chiara 5c
  • Tommaso 6b

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