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Due chiacchiere con Eloisa Izzo
Published 3 months ago • 6 min read
"NOn era impossibile": eloisa izzo È la prima donna del centro-italia a passare le selezioni per diventare guida alpina
Negli stessi giorni in cui compariva Eloisa Izzo su un post Instagram della palestra Overest come prima donna di sempre del Centro Italia ad aver passato la selezione per diventare Guida alpina, diventava virale l’intervista di Eileen Gu alle Olimpiadi Invernali. "I am the most free skier, female free skier in history..." ("Sono la free skier...la donna free skier più decorata della storia") ha risposto quando un giornalista le ha chiesto: "Vedi queste due medaglie come due argenti vinti o come due ori persi?". Il successo di una donna dovrebbe essere raccontato non come una conquista del territorio femminile ma come l'espressione di una competenza, diceva Michela Murgia. Allo stesso modo però, il traguardo di Eloisa va celebrato anche in quanto di genere(come ha sottolineato per sé stessa Gu), perché affrontare un dislivello importante in montagna con chili sulle spalle non è lo stesso per lei e per un uomo (leggi più avanti): "L'uguaglianza non è l'omogeneità. Una politica della dignità richiede che la differenza (sessuale) sia esibita e riconosciuta, perché solo nominando la differenza si può smascherare il privilegio che si finge universale".(Corpo in figure. Filosofia e politica della corporeità, Adriana Cavarero).
E quindi eccoci a fare due chiacchiere Eloisa:
Come e perché ti sei avvicinata al mondo dell’alpinismo?
Premetto intanto che la mia è una storia semplice, di una persona “normale”, sicuramente determinata e non spaventata dal provare fatica o dall’affrontare situazioni di disagio (che in montagna ci sono sempre) ma comunque, ripeto, normale, diciamo portata per lo sport in generale. Mi sono avvicinata all’alpinismo perché arrampicavo da un paio di anni e un’amica, Giulia Ferri, che tra l’altro frequentava la Vertical Park, mi propose di andare con lei sul Gran Sasso. Non sapevo nulla, mi fidavo ciecamente di lei e basta. L’amicizia e la voglia di passare giornate insieme a fare quello che ci piaceva su quelle pareti, in quell’ambiente, mi hanno aperto questo nuovo mondo. Ho tanti bei ricordi. Uno in particolare sul sentiero di ritorno, appagate e felici, con un pizzico di orgoglio per essere una cordata femminile. Dodici, tredici anni fa non se ne incontravano tante.
Qual è stata la sfida fisica o mentale più complicata che hai dovuto superare per arrivare pronta alle selezioni?
Quella mentale appunto di scrollarmi di dosso il pensiero che passare le selezioni fosse impossibile. Questo peso mi ci ha fatto arrivare con più ansia e incertezza e a volte, nonostante il desiderio di volerci provare, la motivazione veniva meno perché mi sembrava un ostacolo insuperabile. Invece le capacità tecniche per passare le avevo. Per fortuna accanto ho avuto persone che ci hanno creduto forse più di me e mi hanno spinto a non mollare.
Cosa vuol dire diventare Guida Alpina? Come si struttura il percorso?
Diventare Guida Alpina significa diventare un/a professionista che insegna o accompagna persone in tutti gli ambienti della montagna, in tutte le stagioni e in tutti in modi in cui si può andare in montagna: con la corda su roccia, neve, ghiaccio, e con gli sci. Il percorso inizia con le selezioni, che mirano a verificare le capacità tecniche su tutti i terreni e si struttura in due parti. La prima è la più difficile e lunga, dura due anni, al termine dei quali si diventa Aspiranti Guide Alpine, una figura già abilitata a lavorare e praticare tutte le attività riservate alle guide alpine ma con alcune limitazioni. Dopo due anni che si considerano di “praticantato” si accede all’ultima parte del corso formativo, più breve ma sempre sulle materie di competenza della Guida, quindi tutti i terreni. Al termine si diventa Guida Alpina – Maestro di Alpinismo.
È indubbiamente più immediato e facile avvicinarsi alla montagna vivendo nel Nord dell'Italia. Quali peculiarità tecniche e di difficoltà offrono le montagne da noi?
Le montagne del Centro Italia offrono quasi tutto il necessario per diventare degli alpinisti completi. Ci sono terreni di tutti i tipi e di difficoltà anche elevate. Certo, l’inverno inizia più tardi e dura di meno rispetto al Nord, ci sono più incertezze, non esistono cascate di ghiaccio con poco avvicinamento e negli ultimi anni manca proprio il ghiaccio stesso; non ci sono impianti sciistici che aprano prima di dicembre o che sei certo aprano. Le difficoltà che esistono però riguardano soprattutto la prossimità dei luoghi, per esempio per una persona come la sottoscritta che vive a Roma è necessaria un'ora e mezza/due di macchina per raggiungere qualsiasi posto di montagna. Quest’inverno, un giorno, io e il mio compagno Lorenzo siamo andati sulla Laga, per vedere se si erano formate le cascate del Gorzano: tre ore di macchina, due di avvicinamento per constatare che il ghiaccio non c’era.
Se dovessi scegliere una via nel Centro Italia che rappresenti al meglio il tuo stile e la tua filosofia di scalata, quale sarebbe e perché?
Dicono che è una scalata monotona però a me piace Grotti. Sarà che mi è congeniale (di solito nei buchi a me entra sempre un dito in più rispetto agli altri) e perché ha quell’inclinazione che richiede velocità di lettura e una certa resistenza dall'inizio alla fine. E quindi come via direi Iniziazione a Grotti Alta. È stata una delle prime vie di quel grado (7b+) che sì, mi è venuta abbastanza facilmente, ma comunque mi ha dato quel senso di affaticamento sull'ultimo quarto di via - quello che mi piace sentire - e che a ogni metro cresceva sempre di più. È quella stanchezza che ti fa pensare 'da un momento all'altro cedo' e invece poi ti permette di superare quello che credevi fosse il tuo limite. Divertimento puro e sano sforzo fisico, per me arrampicare è questo.
Eloisa Izzo a Palinuro - Spiaggia della Molpa
Sei la prima donna nel Centro Italia ad aver passato le selezioni per diventare Guida Alpina; possiamo considerarlo un traguardo o la normalizzazione di una presenza che era semplicemente “non capitata" finora?
Sicuramente negli ultimi anni, il numero di donne che pratica alpinismo a 360 gradi è aumentato e piano piano cresce, o almeno dovrebbe crescere, di conseguenza anche il numero di donne Guide Alpine. È un'attività che non fa sconti alle donne, lo zaino e l'attrezzatura da portare hanno lo stesso peso per me che di chili ne peso 43 scarsi e per un uomo che ne pesa 60-70. Quindi mentre affrontare un tiro di 7c è più “democratico”, affrontare 1000 metri di dislivello con uno zaino pesante non lo è. Per una donna arrivare pronta alle selezioni è fisicamente più difficile, non c'è dubbio. Però se posso lanciare un messaggio alle donne è questo: non è una sfida impossibile come credevo.
Come Guida del futuro, come pensi che cambierà il modo di vivere la montagna nel Centro Italia di fronte alle sfide climatiche che stiamo affrontando?
Probabilmente il cambiamento climatico non inciderà pesantemente nel breve termine, ancora. Sicuramente gli inverni in Appennino sono sempre più imprevedibili, le condizioni sempre più variabili e quindi bisognerà adattarsi, saper cogliere maggiormente l’attimo delle condizioni favorevoli, essere più flessibili e vivere la montagna per quel che sarà. Tutto questo, si spera, con la consapevolezza tradotta in azione che il cambiamento climatico è in atto.
Ci sono arrampicatori/trici alle quali guardi con ammirazione e perché?
Dirò un nome di questi tempi. Non un mito del passato forse perché, proprio in quanto quasi mia coetanea, mi ci sento più vicina, come se la conoscessi meglio, anche se di lei ho solo ascoltato conferenze e letto articoli e il suo libro. Ho sempre guardato con ammirazione e stima Federica Mingolla. Certamente perché è un’arrampicatrice e alpinista fortissima, nata dalle palestre come un po' tutti noi di quest’epoca, ma dalle quali ha poi spiccato il volo e scoperto il fascino e la bellezza dell’arrampicata, nel mondo libero della roccia e della montagna, rendendosi protagonista di diverse prime libere femminili e assolute. Ma il motivo più forte per il quale mi piace come persona oltre che come arrampicatrice, è perché almeno ai miei occhi, è una ragazza pura, modesta, fresca, che vive la montagna perché animata da una passione autentica senza nessuna necessità di mostrarsi ed apparire solo per apparire. E credo ci sia bisogno di donne così, non intendo donne forti, intendo autentiche.
Sei proprietaria con Lorenzo e Luca Trento di una palestra di arrampicata Overest: quali sono le sfide più complicate nell’insegnamento dell’arrampicata sportiva?
Attualmente è difficile trovare ragazzi e ragazze giovani, davvero appassionati...Oppure potrei dirla diversamente, spostando la responsabilità più su di me. E cioè che è difficile far appassionare davvero ragazze e ragazzi.
Per me arrampicare, e parlo del semplice gesto, delle sensazioni fisiche che si provano, è stato un amore a prima vista e, a volte, penso che non potrebbe essere diversamente da questo per chiunque, a maggior ragione per un/a giovane. Nella realtà però non è sempre così quindi accolgo questa domanda anche come sfida personale da superare.
CONSIGLI DI LETTURA
"Tra vento e vertigine" di Steph Davis, la biografia di una delle più importanti arrampicatrici della sua generazione.
"Sulla traccia di Nives" di Erri De Luca. Un dialogo senza fine tra lo scrittore e Nives Meroi, tra le pochissime alpiniste donne al mondo ad avere scalato i quattordici 8000 della terra, tutti con il suo compagno di vita Romano Benet.
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