Due chiacchiere con Maurizio Oviglia


- Chi viene in vacanza da noi e si mette una settimana su un tiro pur di chiuderlo e tornare a casa e poter dire “ho fatto…" mi fa un po’ tristezza -
SPUNTA OVIGLIA DAL MONTE E CI RACCONTA DELLA SARDEGNA

Una cordata di venti persone della Vertical Park a capodanno si è affacciata in Sardegna per le vacanze.

Abbiamo pensato allora di scambiare due parole con Maurizio Oviglia, arrampicatore e chiodatore, trasferitosi sull'isola ormai anni fa.

Ciao Maurizio, un socio fondatore della nostra palestra ha fatto i bagagli con la famiglia due anni fa e si è trasferito in Sardegna e così alcuni amici romani di recente; è una scelta che hai fatto anche tu ante litteram. Cosa ha questa terra di unico?

Non si possono equiparare le scelte di un ragazzo (lo ero, avevo 20 anni) negli anni ottanta con quelle di oggi. È cambiato tutto, e non solo nel mondo della scalata. Allora la Sardegna era qualcosa di completamente diverso da come è percepita oggi, non era una destinazione della scalata e nemmeno una nuova frontiera. Era una regione dove c’era il mare e nessuno o quasi sapeva che si potesse scalare. Forse le mie sono state scelte di vita simili a quelle che ha fatto De Andrè (lungi dal paragonarmi, ma giusto per fare un esempio): voglia di cambiare vita, stare al contatto con la natura, avere un nuovo mondo dove vivere bene. Condividere tutto questo con la mia compagna. Ricominciare da zero, ecco sì, questa è una cosa che mi ha sempre attirato.
  • La zona che consiglieresti d’estate e di inverno a chi non è mai venuto in Sardegna a scalare.
Oggi si è molto influenzati dai social e dalle mode. Basta qualche video o foto per indirizzare i flussi. Inverno, estate, è un dettaglio se vuoi andare lì perché tutti vanno lì…Le destinazioni più popolari restano perciò Cala Gonone, Baunei e Ulassai. Però c’è molto altro, e tanti se ne stanno accorgendo. La mia nuova guida Pietra di Luna Sud Sardegna, che copre zone non assolutamente famose come quelle che ho citato, ha avuto un successo che non mi aspettavo assolutamente. Segno che i climbers vogliono andare al di là dei soliti posti, vedere qualcosa di nuovo. Samugheo, ad esempio, in inverno: ha una roccia strepitosa. E così le falesie di Masua, Buggerru ed anche le nuove di Gonnesa. Qualcuno poi è incuriosito dal granito. La nuova falesia di granito vicino a Capo Pecora ha avuto un successo strepitoso e inaspettato. A volte, sebbene sia una “vecchia volpe”, mi sorprendo ancora che certe mie intuizioni abbiano successo ;-)
  • Quali sono le mancanze / errori più comuni che fanno i climber quando arrampicano fuori porta? (E non solo)
Non so se tu ti riferisca alla sicurezza. Se invece la domanda si riferisce al loro atteggiamento nei confronti del viaggio vacanza io direi che un errore potrebbe essere: fare esattamente ciò che fanno a casa loro. Un viaggio a mio modo di vedere è un’occasione per cambiare, scoprire, adattarsi. Chi viene in vacanza da noi e si mette una settimana su un tiro pur di chiuderlo e tornare a casa e poter dire “ho fatto…” mi fa un po’ tristezza. Quando viaggio mi piace scalare a vista, hai tanti tiri che non conosci, è comunque una possibilità. Non pretendo che tutti si adeguino a questo modo di fare, ma almeno una certa elasticità da ciò che si fa sempre sarebbe benvenuta. Mi sembra un po’ come se tu andassi a Marrakech e volessi cercare il Mc Donald perché preferisci mangiare quello a cui sei abituato, senza interessarti minimamente alla cultura locale. Allora perché partire?
  • Consiglio per 2 via di sesto, 2 vie di settimo e 2 di ottavo in Sardegna, i must have
Non do mai questo tipo di consigli, odio le classifiche (ricordi quella canzone di Daniele Silvestri?). Procuro sempre delusioni a chi mi fa questa domanda, ma davvero non so (non voglio) rispondere. Le vie sono migliaia, ed i gusti e le sensibilità anche. Chi arrampica bene quando una via è facile la reputa brutta, ma io dico: non è brutta, è solo facile per te! Al contrario chi non si può permettere le vie difficili cerca quelle facili e magari le trova strepitose. Dipende anche da cosa stai cercando, c’è chi passa 15 giorni a Ulassai senza mai stancarsi e spostarsi, c’è chi è curioso di andare a vedere tutto e Ulassai non gli dice nulla, anzi gli sembra un prodotto pre-confezionato…
  • Se potessi creare dal nulla una falesia da chiodare, come la vorresti?
Non chiodo per necessità e non sono un chiodatore seriale, a dispetto delle etichette e di come mi dipingono. Il fatto che chiodi molto ha a che fare con il mio lavoro ed eventuali progetti di amministrazioni. Qualcuno dice ad un idraulico che cambia troppi rubinetti? Al chiodatore lo si dice, perché si pensa tutto debba rimanere solo una passione. Se diventa lavoro è come se si “sporcasse” qualcosa di puro. Ho una carriera che abbraccia un arco di 40 anni, dalla nascita della scalata sportiva ai giorni che stiamo vivendo. Ho chiodato e vissuto tante situazioni che l’arrampicata ci offre l’opportunità di provare. Oggi non mi piace tanto ripetermi e chiodo ciò che può essere di interesse comune (ad esempio richiodare una bella falesia storica per salvarla dall’oblio e farla conoscere ai giovani) o che mi cattura come estetica. Una falesia particolare, diversa da ciò che già c’è, qualsiasi stile proponga, mi riaccende la voglia…
  • Hai mai trovato un posto da chiodare ma hai rinunciato per preservarlo?
Sì certo, molte volte. Perché sempre di più ci si rende conto che non serve la quantità ma la qualità. A chi servono migliaia di vie in un unico posto se poi la gente va nei soliti tre o quattro settori? Poi sempre di più bisogna fare i conti con le proprietà private, i vincoli ambientali, gli uccelli. Giustamente, perché la nostra
libertà di fare finisce dove inizia quella del prossimo. Quindi ci si deve auto-limitare e prima di chiodare bisogna chiedersi: se lo faccio unicamente per me stesso è davvero necessario?
  • Il tuo momento preferito della chiodatura (quando finisci / quando qualcuno libera la via / quando tuliberi una via / il primo fix / la catena)
La scoperta, l’ideazione. Ho sempre preferito il lato creativo a quello sportivo, non è una novità.
  • I tuoi nomi alle vie sono sempre bellissimi, qual è quello di cui sei più orgoglioso
Grazie! Molti nomi vengono dalla cultura pop della mia generazione. Così abbiamo saccheggiato il repertorio dei cantautori e dei gruppi rock, piuttosto che quello di poeti e pittori. Poi alle volte viene l’ispirazione con qualche gioco di parole. In genere non amo i nomi volgari e preferisco quelli romantici, anche se un po' fuori moda. Il nome più fortunato è stato Pietra di Luna, che prima di essere la prima guida di arrampicata della Sardegna era una via. Ora è anche il nome della mia azienda. Lo trovò la mia compagna, perché disse che la pietra della Sardegna era simile al colore della luna in certe notti. È divenuto un brand che tutti gli scalatori riconducono automaticamente a me e alla Sardegna.
  • La parte più pericolosa della chiodatura è la roccia vergine… o i commenti dei climber dopo aver provato una tua via?
Guarda, il momento più pericoloso della chiodatura è quando cerchi di mettere la corda, e magari sei da solo come mi è capitato migliaia di volte. Per anni ho chiodato da solo, senza telefoni, senza che nessuno sapesse dove fossi. Tutta Jerzu è stata chiodata così, ad esempio. Centinaia di giornate a lavorare da solo, a volte nella nebbia e nel freddo invernale. Poi si stupiscono perché un chiodatore tenga a ciò che fa. Poi gli danno del permaloso e dello scorbutico, a volte! ;) Per forza!
Riguardo ai commenti e ai social…io ci lavoro quindi mi ci sono abituato, anche se gli anticorpi sulle cose a cui tieni veramente non sono in vendita. Le critiche ci sono sempre, spesso non sono oggettive ma sono motivate da invidie, gelosie, antipatie, che sono ormai dilaganti in tutti i campi. Se una critica è davvero oggettiva e motivata la accetto sempre, purtroppo raramente lo è.

CONSIGLIO DI LETTURA

La nuova guida di Maurizio Oviglia

CONSIGLIO EXTRA:
IL PROFILO INSTAGRAM DI MAURIZIO OVIGLIA

Pieno di storia, suggerimenti, indicazioni, chicche come questa, i primi romani a Isili:

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