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Due chiacchiere con Marzio Nardi - Seconda parte
Published 6 months ago • 2 min read
METTERE UN ARGINE NELLA VITA VERA: C'è sempre tempo per diventare attivisti, marzio nardi e la petizionE pro-pal PARTE II
Oltre la petizione, come si sta muovendo la comunità internazionale d'arrampicata?
L'obiettivo, per tuttə coloro che si stanno mobilitando nei vari Stati, è trovare un/a rappresentante, atleta, che porti a livello internazionale, anche nelle competizioni, questa voce e questo messaggio. Il tentativo è quello di sanzionare una Federazione, un'istituzione che è coinvolta nelle gare, quindi è importante avere dei/lle nostrə rappresentanti all'interno di quegli stessi circuiti.
Nella nostra conversazione interviene Michele Manna, arrampicatore e attivista che si è prodigato, fra le altre cose, sia di sostenere i finanziamenti per MSF attraverso la vendita delle maglietta Rock Climbing Palestine e sia di condividere il documentario "Resistance Climbing" per sensibilizzare il pubblico di climbers. In merito alla questione dell'esposizione pubblica di ognuno, aggiunge:
Prendiamo ad esempio i due arrampicatori francesi Soline Kentzel e Sébastien Berthe: il primo si dipinge come un attivista sui social network e Berthe si è legato a tematiche che inizialmente toccavano anche la questione palestinese. Poi di fatto entrambi hanno preso le distanze dalle loro posizioni perché esporsi provoca reazioni e non sono sempre positive. Ecco perché bisogna parlare dell'iniziativa di Marzio. Quando ho saputo della petizione mi sono attivato personalmente a Roma, proprio oggi sono andato in una palestra in cui la raccolta firme di fatto non era partita.
Una foto dal Vertical Party '24
Nel periodo delle grandi manifestazioni nazionali, avendo la fortuna di vivere a Roma, gli/le associatə della nostra palestra si sono spesso organizzati per scendere in piazza insieme. Nelle gare della Vertical spesso sono stati esposti simboli e bandiere palestinesi, diversi sono i banchetti che abbiamo fatto con Resistance Climbing per la vendita di magliette e donazioni e ad oggi non c’è un allenamento in palestra senza che si noti qualcuno indossarle. Durante questo periodo drammatico, nel nostro contesto si è sentito un grande bisogno di riprendersi gli spazi per urlare ciò che in altri contesti veniva taciuto. Da qui la domanda: sempre all’interno del mondo del climbing, indoor e outdoor, hai/avete altre suggerimenti su come i singoli possano intervenire nel loro piccolo per portare quantomeno visibilità alla questione? (Di seguito riassumiamo le risposte di Marzio e Michele)
Supportare la raccolta firme di Marzio Nardi, seguendolo su Instagram, chiedendo come poter participare in quanto tesserati FASI (è requisito fondamentale) e continuando a tenere viva la discussione;
Monitorare il sito BDS Italia per capire, come singoli, come si può operare attraverso il Boicottagio, Disinvestimento e Sanzioni soprattutto verso le istituzioni e le aziende basandosi sul loro livello di complicità con le politiche governative;
Guardare "Resistance Climbing", il film presentato al Reel Rock e girato prima dell'inizio della guerra per toccare con mano, da arrampicatori e arrampicatrici, cosa può voler dire sentirsi privati dei propri spazi. La visione è libera e gratuita, lo trovate alla fine di questa newsletter;
"Mettere un argine nella vita vera", per tornare al punto di partenza - la citazione dal libro di Zerocalcare - facendolo ognuno secondo le proprie capacità. A tal proposito Michele cita, nel nostro microcosmo arrampicatorio: Alessio Zangrilli che ha chiodato ad Acuto Free Palestine (6a), Simone Calabrese, Lorenzo Trento e Eloisa Izzo che hanno aperto From the River to the Sea portandosi dietro molte polemiche con il CAI; e infine Francesco Salvaterra e Marco Pellegrini che hanno aperto Palestina Libera sulle Dolomiti di Brenta.
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