BANDA: Ciao! Qua parla Andrea Bandinelli (Banda per gli amici), co-fondatore insieme a Diego Borello e Nicolò Conterno di “Crimp Films”, nata formalmente a maggio del 2023 dopo l’incontro tra i banchi dell’università. Abbiamo studiato Ingegneria del Cinema e dei Mezzi di Comunicazione al Politecnico di Torino, iniziando poi a formarci come videomaker, operatori e professionisti nel settore cinematografico e pubblicitario. Nell’estate del 2021, dopo essere rientrato dal Messico dove ho iniziato a scalare, ho incontrato di nuovo Die e Nicolò nelle palestre di arrampicata di Torino (il mitico B Side*) e ho scoperto il loro primo progetto documentaristico legato al mondo dell’arrampicata. Dopo la collaborazione su una docu-serie riguardo una squadra di rugby di Torino e, nell’estate 2022, l’esperienza vissuta in camper per un mese con Stefano Ghisolfi su Silence, abbiamo deciso di investire tutto in questa direzione. Ci siamo quindi trasferiti ad Arco per immergerci al 100% nella scena arrampicatoria italiana e internazionale. *il cui fondatore Marzio Nardi ha portato avanti la petizione Pro-Pal, ne abbiamo parlato qualche numero fa
NICO: Insieme a Diego, ci siamo lanciati nel mondo dell’arrampicata raccontando la storia di Gianluca nella sua salita del suo primo 9a, in “Un Vento Nuovo”. Non credo che lo rifarei esattamente uguale, spero sarei in grado di rifarlo “meglio”! Per me però, ancora ad oggi, è il progetto a cui sono più legato, per tante ragioni, e ne sarò sempre contento al di là dei difetti che ci potrei trovare.
BANDA: Il primo video sul tema invece, a cui abbiamo lavorato tutti insieme, è "Ratstaman Vibration", prima esperienza che abbiamo fatto a Céüse con Stefano prima di lanciarci a Flatanger. Penso che sia un video molto acerbo, ma sono anche felice di vederlo così, quindi non lo cambierei
BANDA: Senza dubbio il documentario "Endless Peaks” che è stato il primo progetto prodotto interamente da noi dalla ricerca fondi alla distribuzione. L'impresa prevedeva 60 giorni di ultra trail nell'arco alpino quindi siamo stati costretti, per questioni di budget, a scegliere quali tappe riprendere. Ogni tappa erano 50km dunque dovevamo capire in che punto "acchiapparlo" per le riprese. Infine è stato il primo documentario long format canonico e distribuito, dunque anche la fase del montaggio ha visto una complessità elevata da affrontare. CRIMP FILMS: Ricordando il video a Céüse (ma anche a Flatanger), ci ha salvato la comunità arrampicatoria perché sì, l'avvicinamento è molto lungo (1 ora circa) ed era impensabile portare avanti e indietro tutta l'attrezzatura quindi la maggior parte della ferraglia la lasciavamo in falesia confidando nelle persone che la frequentano. Però l'avvicinamento è "solo" molto faticoso. La complicazione vera è la parete stessa, infatti data l'altezza delle linee le statiche devono essere montate dagli atleti/e; è un luogo storico quindi frequentatissimo dalle persone che vogliono scalare (giustamente) dunque è anche difficile districarsi per realizzare delle belle riprese.
CRIMP FILMS: Per fare un esempio: quando c'era Jakob Shubert che provava B.I.G. la prima volta che andammo a Flatanger nel 2022, quando partiva tuttə si fermavano a guardare il tentativo. In quel momento tra l'altro erano presenti Stefano Ghisolfi che provava Silence, anche Ondra che provava B.I.G. e quindi quasi tuttə volevano vedere i goat dell'arrampicata che tentavano l'impresa davanti ai loro occhi. In tutto questo capita ovviamente che ci siano climber che stanno provando un tiro a loro volta (più o meno duro) e decidono di partire mentre stiamo girando: è giusto così, sono lì per questo e siamo noi a doverci adattare.
BANDA: Quando stai riprendendo un tentativo di libera, la paura più grande è quella di non premere REC! Mi sento super concentrato e controllo compulsivamente più volte che tutti i parametri tecnici siano al posto giusto. Oltre a questo quella che ti possa cadere qualcosa dalla parete.
NICO: È a fuoco? Sono stabile? Il microfono è acceso? STO GIRANDO?? E poi, quando premi stop, tiri un bel sospiro di sollievo.
NICO: Noi ci impegniamo molto soprattutto per catturare la “vera” salita, il realismo che trasmette è per me insostituibile.
BANDA: Dipende molto da persona a persona e da progetto a progetto. Per noi tendenzialmente è abbastanza importante provare a raccontare i crux delle vie attraverso delle riprese che facciano capire bene quelle che sono le finezze tecniche della scalata. Ci adattiamo comunque sempre alle esigenza ed al contesto in cui siamo per mettere sempre al primo posto il benessere degli atleti/e con cui collaboriamo.
BANDA: Oggi è importante raccontare il perché qualcuno faccia qualcosa, piuttosto che limitarsi all’impresa sportiva. Ovviamente avere entrambe le componenti (narrativa e performativa) rende tutto più facile.
BANDA: Realizzare un buon video è come cucinare un buon piatto: gli ingredienti che hai a disposizione possono anche essere i migliori del mondo, ma se non sai come assemblarli rimangono degli ottimi ingredienti per un piatto mediocre. In questo senso la tecnica e la narrazione contribuiscono a mio avviso in maniera corale alla qualità complessiva del video. In ogni caso penso che la narrazione del video sia più importante della tecnica: un video realizzato con mezzi tecnici limitati, ma con grande profondità narrativa trovo sia più apprezzabile di un grande video professionale e tecnico che però alla fine ti lascia poco.
BANDA: Sinceramente no, soprattutto se stiamo lavorando ad un video o documentario riguardo quella specifica salita.
BANDA: Io sono più un boulderista, quindi ti direi che la mia area blocchi preferita è Fontainbleu, la foresta magica!
BANDA: Credo che per fare una buona foto di arrampicata, prima di tutto sia importante capire la via / blocco che si vuole fotografare, parlando con lo scalatore o la scalatrice coinvolta per capire insieme quale sia il movimento o la sequenza più interessante. Dopodiché in base alle condizioni specifiche dello scatto che si vuole realizzare, ragionare sull’angolo (full side è spesso interessante, o molto vicino alle prese con grandangolo) e di conseguenza sull’ottica che si vuole utilizzare. In ogni caso, trovo che sia molto bello stare il più vicino possibile all’azione, per sentirti dentro alla finezza tecnica che stai cercando di catturare. A prescindere dalla casistica specifica dello scatto, trovo che sia importante capire perché si sta facendo una foto, cosa voglio comunicare attraverso questo scatto. Un altro consiglio molto pratico per fare foto comodi in parete è quello di avere una sedia e trovare sempre dei punti di tensioni multipli sulle corde statiche così da poter essere più fermo possibile in parete.
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