Due chiacchiere con FisioRock


RICOMINCIO A SETTEMBRE:
Suggerimenti e idee per ripartire senza FARE UN CASINO

Ci siamo salutatə a Luglio con i gomiti a terra sfiancatə dal caldo raccontandoci che a settembre avremmo ripreso da zero, affrontando con spirito indomito e del tutto nuovo l'allenamento, l'arrampicata, la vita.

Quello che succede però è che settembre poi arriva davvero e a quel punto vorremmo già caricare 20 kg sulla tacca da 2mm, avere muscoli responsive e la pelle spessa per resina e roccia. Qualcuno mormora di una scheda personalizzata, altrə si preparano a rinunce drastiche e cambiamenti rivoluzionari che di solito iniziano con il mantra: "Farò tutti i giorni..." ma l'approccio sfiancami o faccio un casino raramente dà risultati duraturi e soprattutto espone al rischio infortuni con relativa facilità. Abbiamo chiamato Olaf Panozzo, Personal Trainer e Coach riabilitativo meglio conosciuto su Instagram come FisioRock per condividere qualche consiglio.

RIPRESA E ALLENAMENTO

  • Dopo la pausa estiva che, almeno da noi in centro Italia, parlando specificatamente di palestra dura circa un mese, cosa perdi davvero e cosa invece rimane a livello fisico?

FISIOROCK: Quello che sappiamo dalle evidenze scientifiche è che alcuni valori fisici sono più stabili di altri. La forza massima ad esempio non subisce variazioni significative per circa 21 giorni di stacco completo, dopodiché inizia a deteriorarsi con un rate comunque relativamente lento. Altre qualità fisiche, come la resistenza anaerobica e la potenza sono invece molto più volatili, e senza un allenamento mirato iniziano a calare già nel giro di pochi giorni di stacco. Considerando però che nel nostro sport la forza massimale è il valore da cui derivano tutti gli altri, se lo stacco non è stato troppo prolungato possiamo pensare a un recupero relativamente breve.
  • Adam Ondra dice che ha un massimale di trazioni ridicolo, Jajna Garbrnet ha dichiarato che il suo allenamento è quasi tutto a parete ma allora cosa serve davvero allenare per arrampicare bene?
FISIOROCK: Qui la domanda richiede una risposta multi sfaccettata, in quanto la risposta sarà molto diversa da persona a persona: alcune persone avranno bisogno di lavorare più su determinati aspetti fisici, altre sulla componente tecnica, altre ancora sull'aspetto tattico e gestionale, o una combinazione di quanto riportato. Quello che per me ha un valore importante, è il fatto che allenarsi (a secco o in parete) non deve avere come unico obiettivo quello di migliorare la performance, ma soprattutto quello di esporci a un'intensità più elevata rispetto a quella del nostro sport, determinando quindi una funzione protettiva rispetto agli infortuni.
  • Qual è il luogo comune più diffuso nel mondo dell’arrampicata riguardo l’allenamento?
FISIOROCK: Potrei indicarne due, che in un certo senso rappresentano le due categorie di arrampicatori che trovo più spesso. Da un lato ci sono gli arrampicatori fissati con l'allenamento, il cui luogo comune è che l'allenamento (soprattutto a secco) possa sostituire il lavoro in parete. Dall'altro ci sono gli arrampicatori che non hanno mai toccato un trave, o utilizzato delle pareti indoor: per queste persone l'allenamento è assolutamente superfluo, e l'unico modo per migliorare è arrampicare. Inutile dire che la verità sta nel mezzo.
  • Stretching: sì/no? A fine allenamento o il giorno dopo?
FISIOROCK: Dipende con che finalità lo guardiamo. Se il nostro obiettivo è utilizzare stretching e mobilizzazione al fine di migliorare la nostra mobilità è sicuramente una modalità di lavoro sensata. Da questo punto di vista non è così importante quando la inseriamo: al di là di evitare di inserirla prima dell'allenamento, possiamo inserirla in qualsiasi altro momento, in quanto il vero fattore determinante non è quando la inseriamo, ma con che frequenza, in quanto il lavoro sulla mobilità richiede soprattutto una frequenza elevata per dare dei frutti. Se invece intendiamo lo stretching come uno strumento per ridurre il rischio di infortunio, o migliorare la performance, non abbiamo evidenze di efficacia significativa in questo senso.
  • Quali errori di programmazione vedi più spesso negli arrampicatori amatoriali che vogliono migliorare velocemente?
FISIOROCK: Principalmente programmare un volume e una frequenza di allenamento molto più elevata rispetto a ciò a cui sono abituati. Le persone pensano che per migliorare bisogna fare molto di più rispetto a quello che fanno, ma questo le espone principalmente a un volume e un'intensità a cui non sono abituate, alzando notevolmente il rischio di infortunio. Non si tratta di fare di più, ma di programmare meglio quello che si fa.
  • Intelligenza artificiale: conosciamo tantissimi/e che si allenano in questa modalità. Al netto del fattore etico non da sottovalutare, qual è il rischio in cui si può incappare con le schede fatte da chat gpt?
FISIOROCK: Qui entriamo in un campo molto complesso. Al momento l'intelligenza artificiale è principalmente basata su modalità probabilistiche, che sfruttano la conoscenza presente online. Anche dal punto di vista della letteratura degli studi scientifici, dobbiamo tenere a mente che non abbiamo tantissimo materiale al quale attingere con chiarezza per quanto riguarda la programmazione di un plan di allenamento. Quindi le fonti a cui l'intelligenza artificiale attinge e la sicurezza dei dati che va a fornire sono dal mio punto di vista al momento molto poco valide. Non dobbiamo dimenticare poi che all'intelligenza artificiale manca la capacità di aggiustare in questo momento le strutture dei plan sulla base delle specificità della persona, per cui nel momento in cui si presentasse un problema, o un infortunio, o la necessità di cambiamenti, la capacità di adattarsi in una maniera che sia funzionale è estremamente limitata.
  • A fronte di una costanza stabile di 2 volte a settimana indoor e 1 outdoor (falesia o boulder) quando ci può considerare non più principianti?
FISIOROCK: La classificazione fra amatoriali ed élite sono delle distinzioni che vengono fatte negli studi sulla base del grado e degli anni di arrampicata. Non esiste un consenso da questo punto di vista che sia preciso. Se dovessi ragionare a fronte della mia esperienza, considererei principiante una persona con un'età di allenamento e di arrampicata inferiore ai cinque anni. Ma ci tengo a sottolineare che queste distinzioni al momento sono puramente classificati, e non si portano dietro nessun tipo di significato.
  • Tantissime persone nella fretta di migliorare vorrebbero schede di allenamento ad hoc dopo appena qualche mese di scalata. Nei primi tempi però lo stesso Horst afferma che bisogna scalare - scalare - scalare. Secondo te dopo quanto ha senso un allenamento personalizzato?
FISIOROCK: Di nuovo, dipende da che punto di vista noi andiamo a guardare la questione. Concordo sul fatto che la specificità del nostro sport richiede di lavorare molto in parete; ma qui salta fuori un luogo comune molto frequente per cui le persone considerano allenamento solo ciò che viene fatto a secco. Allenamento è tutto ciò che viene fatto in maniera programmata, per ottenere uno scopo preciso; per cui anche ciò che facciamo in parete è allenamento. Quindi in questo senso fare un lavoro mirato sul migliorare determinate capacità, non penso che debba avere un limite o un tempo minimo prima di essere significativa. Se poi volessimo guardarla anche solo dal punto di vista dell'allenamento a secco e di forza, riprendendo quanto scritto anche sopra, se noi consideriamo l'allenamento come un fattore potenzialmente protettivo dal rischio di infortunio, allora anche un principiante o una persona che appena iniziato a scalare potrà trarne dei benefici. Dipende sempre come viene fatta la programmazione.

DOLORI E STOP

  • Un amico mi disse una volta: “Devi capire se ti sei fatta male o ti sei infortunata, se ti sei fatta male puoi continuare a scalare, se ti sei infortunata devi capire”. (Dicerie a parte): è vero che noi arrampicatori/trici - non professionisti/e - abbiamo un grosso problema con l’idea di fermarci? E perché?
FISIOROCK: Perché siamo molto appassionati a quello che facciamo. Può sembrare molto semplice e stupida come risposta, ma quanto è importante un'attività nella vita di una persona e quanta parte della propria identità dipende da quell'attività, determinano quanto saremo disposti a fare delle rinunce o delle modifiche all'attività stessa a fronte di un dolore.
  • Qual è la parte più difficile da gestire quando si ha a che fare con gli infortuni? Sia da parte tua che lato paziente.
FISIOROCK: Mi riallaccio alla risposta riportata sopra: la cosa più difficile, o meglio le cose più difficili, sono il riconoscere che c'è un problema effettivamente, e affrontare una strategia che permetta il cosiddetto buy-in, ovvero la capacità della persona infortunata di aderire a un percorso riabilitativo. Per determinare questo fattore dobbiamo anzitutto riconoscere le specificità della persona, creare un plan che, tenendo conto dell'infortunio, risponda anche a quelle che sono le esigenze della persona (cercare di mantenere le modalità di allenamento che non inficino la parte riabilitativa, limitare per quanto possibile lo stop completo, eccetera).
  • Il nostro corpo ci avvisa prima di un infortunio?
FISIOROCK: Il nostro corpo ci avvisa sempre di molti aspetti che pretendiamo di ignorare. Non è però sempre facile fare una lista di campanelli d'allarme precisi per ciascuna tipologia di infortunio. Nel mio caso chiedo alle persone che seguo di monitorare il livello di affaticamento, questo si traduce nel vedere se i valori fisici crescono oppure tendono a rimanere stabili (o addirittura peggiorare), se varia l'appetito tendendo a peggiorare, e come sono le ore e la qualità del sonno. Esisterebbero dei modi ancora più sofisticati per monitorare questa cosa, però stiamo parlando di un livello amatoriale.

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CONSIGLI DI VISIONE

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Oltre il grado
Toponomastica RANDOM delle vie d’arrampicata

Morbida per il grado, durissima se non sai incastrare, dicono. Il 7c d’ingresso della falesia La Pala tra le colline di Collepardo dal nome credevo fosse dedicata ad una donna. Sono infatti diversi i tiri (almeno nel Centro Italia) in cui c’è una via cosiddetta “regalata” o molto facile rispetto a quelle del settore, che vengono ottocentisticamente intitolate alle fidanzate dei chiodatori (“Dedicato a te” alla Grotta dell’Aeronauta, "Goditela" a Petrella Liri, "La via della fidanzata" a Fonte Santa).

E invece stavolta il vento del femminismo non ha soffiato a La Pala perché Baby Hulk è denominata così per il figlio - Ludovico - del chiodatore Cesare Giuliani, storico arrampicatore delle nostre zone, che mentre infilava gli spit con Domenico Intorre sotto al tetto vedeva la prole ancora piccola crescere con pugno stretto e tra le mani un giocattolo del super eroe verde.

Ad oggi Ludovico, che arrampica come il papà, ancora non è andato a liberarla ma si è promesso di farlo.

POSTILLA: Poco a destra si trova "Ercole" che Cesare ha dedicato al papà, alpinista d’altri tempi che vedeva il figlio improvvisare solitarie sul Gran Sasso a 13 anni perché la montagna in quel periodo si affrontava così. Ercole è stata liberata solo da Laura Rogora con grado proposto 8c/+.

lavagna di agosto

  • Giada 8a
  • Samir 6a

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