FISIOROCK: Dipende con che finalità lo guardiamo. Se il nostro obiettivo è utilizzare stretching e mobilizzazione al fine di migliorare la nostra mobilità è sicuramente una modalità di lavoro sensata. Da questo punto di vista non è così importante quando la inseriamo: al di là di evitare di inserirla prima dell'allenamento, possiamo inserirla in qualsiasi altro momento, in quanto il vero fattore determinante non è quando la inseriamo, ma con che frequenza, in quanto il lavoro sulla mobilità richiede soprattutto una frequenza elevata per dare dei frutti. Se invece intendiamo lo stretching come uno strumento per ridurre il rischio di infortunio, o migliorare la performance, non abbiamo evidenze di efficacia significativa in questo senso.
FISIOROCK: Principalmente programmare un volume e una frequenza di allenamento molto più elevata rispetto a ciò a cui sono abituati. Le persone pensano che per migliorare bisogna fare molto di più rispetto a quello che fanno, ma questo le espone principalmente a un volume e un'intensità a cui non sono abituate, alzando notevolmente il rischio di infortunio. Non si tratta di fare di più, ma di programmare meglio quello che si fa.
FISIOROCK: Qui entriamo in un campo molto complesso. Al momento l'intelligenza artificiale è principalmente basata su modalità probabilistiche, che sfruttano la conoscenza presente online. Anche dal punto di vista della letteratura degli studi scientifici, dobbiamo tenere a mente che non abbiamo tantissimo materiale al quale attingere con chiarezza per quanto riguarda la programmazione di un plan di allenamento. Quindi le fonti a cui l'intelligenza artificiale attinge e la sicurezza dei dati che va a fornire sono dal mio punto di vista al momento molto poco valide. Non dobbiamo dimenticare poi che all'intelligenza artificiale manca la capacità di aggiustare in questo momento le strutture dei plan sulla base delle specificità della persona, per cui nel momento in cui si presentasse un problema, o un infortunio, o la necessità di cambiamenti, la capacità di adattarsi in una maniera che sia funzionale è estremamente limitata.
FISIOROCK: La classificazione fra amatoriali ed élite sono delle distinzioni che vengono fatte negli studi sulla base del grado e degli anni di arrampicata. Non esiste un consenso da questo punto di vista che sia preciso. Se dovessi ragionare a fronte della mia esperienza, considererei principiante una persona con un'età di allenamento e di arrampicata inferiore ai cinque anni. Ma ci tengo a sottolineare che queste distinzioni al momento sono puramente classificati, e non si portano dietro nessun tipo di significato.
FISIOROCK: Di nuovo, dipende da che punto di vista noi andiamo a guardare la questione. Concordo sul fatto che la specificità del nostro sport richiede di lavorare molto in parete; ma qui salta fuori un luogo comune molto frequente per cui le persone considerano allenamento solo ciò che viene fatto a secco. Allenamento è tutto ciò che viene fatto in maniera programmata, per ottenere uno scopo preciso; per cui anche ciò che facciamo in parete è allenamento. Quindi in questo senso fare un lavoro mirato sul migliorare determinate capacità, non penso che debba avere un limite o un tempo minimo prima di essere significativa. Se poi volessimo guardarla anche solo dal punto di vista dell'allenamento a secco e di forza, riprendendo quanto scritto anche sopra, se noi consideriamo l'allenamento come un fattore potenzialmente protettivo dal rischio di infortunio, allora anche un principiante o una persona che appena iniziato a scalare potrà trarne dei benefici. Dipende sempre come viene fatta la programmazione. DOLORI E STOP
FISIOROCK: Perché siamo molto appassionati a quello che facciamo. Può sembrare molto semplice e stupida come risposta, ma quanto è importante un'attività nella vita di una persona e quanta parte della propria identità dipende da quell'attività, determinano quanto saremo disposti a fare delle rinunce o delle modifiche all'attività stessa a fronte di un dolore.
FISIOROCK: Mi riallaccio alla risposta riportata sopra: la cosa più difficile, o meglio le cose più difficili, sono il riconoscere che c'è un problema effettivamente, e affrontare una strategia che permetta il cosiddetto buy-in, ovvero la capacità della persona infortunata di aderire a un percorso riabilitativo. Per determinare questo fattore dobbiamo anzitutto riconoscere le specificità della persona, creare un plan che, tenendo conto dell'infortunio, risponda anche a quelle che sono le esigenze della persona (cercare di mantenere le modalità di allenamento che non inficino la parte riabilitativa, limitare per quanto possibile lo stop completo, eccetera).
FISIOROCK: Il nostro corpo ci avvisa sempre di molti aspetti che pretendiamo di ignorare. Non è però sempre facile fare una lista di campanelli d'allarme precisi per ciascuna tipologia di infortunio. Nel mio caso chiedo alle persone che seguo di monitorare il livello di affaticamento, questo si traduce nel vedere se i valori fisici crescono oppure tendono a rimanere stabili (o addirittura peggiorare), se varia l'appetito tendendo a peggiorare, e come sono le ore e la qualità del sonno. Esisterebbero dei modi ancora più sofisticati per monitorare questa cosa, però stiamo parlando di un livello amatoriale. I CONTATTI DI OLAF PANOZZO: SITO
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Morbida per il grado, durissima se non sai incastrare, dicono. Il 7c d’ingresso della falesia La Pala tra le colline di Collepardo dal nome credevo fosse dedicata ad una donna. Sono infatti diversi i tiri (almeno nel Centro Italia) in cui c’è una via cosiddetta “regalata” o molto facile rispetto a quelle del settore, che vengono ottocentisticamente intitolate alle fidanzate dei chiodatori (“Dedicato a te” alla Grotta dell’Aeronauta, "Goditela" a Petrella Liri, "La via della fidanzata" a Fonte Santa). E invece stavolta il vento del femminismo non ha soffiato a La Pala perché Baby Hulk è denominata così per il figlio - Ludovico - del chiodatore Cesare Giuliani, storico arrampicatore delle nostre zone, che mentre infilava gli spit con Domenico Intorre sotto al tetto vedeva la prole ancora piccola crescere con pugno stretto e tra le mani un giocattolo del super eroe verde. Ad oggi Ludovico, che arrampica come il papà, ancora non è andato a liberarla ma si è promesso di farlo. POSTILLA: Poco a destra si trova "Ercole" che Cesare ha dedicato al papà, alpinista d’altri tempi che vedeva il figlio improvvisare solitarie sul Gran Sasso a 13 anni perché la montagna in quel periodo si affrontava così. Ercole è stata liberata solo da Laura Rogora con grado proposto 8c/+.
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Condividiamo aneddoti sull'arrampicata, notizie random, eventi che ci interessano, storie della Vertical Park, libri, film, video, citazioni, foto, consigli non richiesti, curiosità che non avete, risposte a domande inesistenti tipo: Quando dicono “metti i piedi”… ma io li ho già messi, che devo fare?
IL "PERCHé" È più importante del "Cosa": riprendere atleti e atlete in parete, secondo crimp films La televisione preferita di arrampicatori e arrampicatrici è YouTube: persino Janja Garnbret (la cui presenza è sempre stata centellinata nelle apparizioni video) ha aperto recentemente il suo canale ufficiale. Dai documentari di un'ora di grande magnificenza tecnica (il team di Adam Ondra tra i migliori), alla prima diretta live di un tentativo di libera(Jakob Shubert racconta qui che...
MAI SENZA CIBO e preparatə AI CATTIVI ODORI: cosa c'è NEI NOSTRI zaini di arrampicata C'è un trend, già vecchissimo che però ancora circola, sullo sbirciare il contenuto delle borse delle star del cinema, icone della moda o nomi famosi vari. È iniziata come serie Vogue con vip vari che svuotano la loro bag davanti la camera tirando fuori occhiali da sole, il libro del momento, un oggetto per fare product placement, il rossetto, lo strano gioco di carte sempre a portata di mano, dei babybel...
ROMPERE (TROPPO) LA QUARTA PARETE Qualche giorno fa un amico mi ha scritto: "Bisogna assolutamente dire a chi di dovere che quando si doppiano le serie americane che parlano di arrampicata si devono prima informare bene sul gergo: Quando faccio le mie arrampicate nun se po' sentì". L'argomento è uscito fuori in merito all'ultimo prodotto sull'argomento: "The Dark Wizard", la serie HBO su Dean Potter, figura mitologica e mistica degli anni '90 e 2000. Instant classic: quattro episodi...