In questa immagine sembra di vedere Marzio Nardi, arrampicatore di lunga data, che a un certo punto ha detto: "questo no". Si presenta: Sono un vecchio arrampicatore che ha visto l'evoluzione dell'arrampicata sportiva da Sport Roccia '85, in cui avevo partecipato solo come spettatore, fino ad arrivare alla sua introduzione alle Olimpiadi. L'arrampicata è il mio lavoro: ho una palestra dal 1997, siamo stati uno delle prime palestre boulder in Italia (la Bside, ndr) ma di recente, in questo sport, ho scoperto un'altra prospettiva ancora. Sono infatti diventato un giovane attivista, nonostante la mia età che non è definibile giovane; ed è stata l'arrampicata a consentirmelo.
Dopo l'8 ottobre volevo provare a fare qualcosa di concreto, ho sempre partecipato alle raccolte fondi per la Palestina, che sono importantissime, ma così il popolo palestinese sarà un popolo destinato solo e sempre ad essere aiutato, invece quello che noi richiediamo è un loro riconoscimento, una completa emancipazione. Mi è venuto in mente di provare a richiedere un boicottaggio sportivo coinvolgendo la disciplina che più di tutti conosco: la petizione che ho deciso di portare avanti è volta a richiedere alla Federazione Arrampicata Sportiva Italiana - che a sua volta dovrebbe presentare la richiesta alla IFSC ovvero la federazione internazionale - di escludere la Federazione israeliana dalle competizioni.
Ho coinvolto l'avvocato Natalia Paradiso per capire come procedere in maniera organica. Ci siamo ispirati a questo gruppo spagnolo Ban Israel from IFSC, sul loro sito sono contenute tutte le violazioni che vengono commesse da parte della Federazione Israeliana sulla base dello statuto delle Federazioni Internazionali. Con le stesse motivazioni stiamo presentando la petizione palestra per palestra, in tutta Italia, chiedendo l'adesione con una raccolta firme autografa (che è la più complicata da portare avanti perché prevede la modalità fisica di sottoscrizione a un documento). Da "Climbers for Palestine", un esempio. (Guida agli Statuti) Articolo 6.3 Non discriminazione. La [FEDERAZIONE] rispetterà i diritti e la dignità di ogni persona e proibirà ogni discriminazione basata su etnia, nazionalità, lingua, origine sociale, stato sociale ed economico, genere, orientamento sessuale, disabilità, religione, opinione politica o qualsiasi altro motivo.” Articolo 6.4 - Ambiente sicuro e rispettoso - La [FEDERAZIONE] promuoverà un ambiente sportivo sicuro; ogni forma di intimidazione, molestia e abuso è proibita e non sarà tollerata. Non solo l'Associazione Israeliana di Arrampicata partecipa alla confisca e alla requisizione di terreni pubblici palestinesi per l'istituzione di insediamenti israeliani, ma sta anche discriminando i palestinesi che desiderano continuare ad arrampicare su quelle falesie. Il caso della falesia di Ein Yabrud evidenzia una grave violazione dei principi etici di IFSC e UIAA: un sito chiodato originariamente da arrampicatori internazionali per la comunità palestinese è stato sottratto e rinominato "Beit El" dai coloni israeliani. Situata in una zona militare preclusa ai palestinesi, la falesia è stata inserita in una nuova guida che ne cancella la storia originale, omettendo i primi chiodatori nonostante le vie siano identiche a quelle della guida Climbing Palestine. Questo processo di espropriazione sportiva riflette il più ampio sistema di insediamenti illegali e restrizioni per gli arrampicatori locali.
Contiamo di concludere la raccolta firme a inizio marzo perché poi la richiesta possa essere inserita nell'ordine del giorno del Consiglio Federale FASI di Aprile. L'importante è arrivare con una serie di richieste dalle diverse Federazioni Nazionali Europee prima del 20 maggio, quando ci sarà il board all'IFSC. Vogliamo che in quell'occasione discutano anche della questione israeliana, della loro partecipazione alle competizioni. CONTINUA NEL PROSSIMO NUMERO
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CONSIGLIO DI LETTURADi Michele Manna (attivista pro-pal)
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lavagna di FEBBRAIO
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